Sono Solo Cazzi Miei
Di esami, di metaforiche funi e di pippe mentali.
Quando, qualche tempo fa, iniziai un blog scrissi un bel post iniziale, veramente spassoso; leggero, ma non troppo, che parlava in generale di me, delle mie passioni e faceva sorridere, il tutto senza scoprirmi troppo, senza renderlo “il primo post” in senso negativo.
Anche rileggendolo ora, mi piace.
Ed è strano, considerato lo
scetticismo con quale rileggo (se li rileggo) TUTTI i miei scritti,
da un tema scolastico ad una lettera mai più spedita.
Poi, però, puntualmente, quel blog
l'ho abbandonato; un po' per pigrizia, un po' perché sono
inconcludente, un po' perché, anche se in maniera non così
eccessiva, non ho avuto effettivamente tempo.
E quindi adesso sono qui, ad iniziare
un nuovo blog, che probabilmente abbandonerò lo stesso e che avrà
un primo post davvero pietoso, considerato il suo illustre (solo per
me) predecessore.
Perché lo faccio?
Perché ne ho bisogno.
E anche se non ho tempo, ora più che
mai, visto che sono sotto esame di maturità, ho bisogno di scrivere,
perché è l'unica cosa che (forse) so fare davvero.
Non so quanti di voi abbiano già
vissuto o debbano ancora vivere il momento immediatamente successivo
alle superiori, quel momento in cui un po' sei sconvolto per quanto
veloce sia arrivato un futuro che sembrava tutt'altro che prossimo e
un po' sei sconcertato per l'ignoranza e l'assoluto vuoto che hai
messo insieme in cinque anni di scuola.
Bene, per usare un eufemismo, è un
periodo di merda.
Perché non solo magari non hai ancora
assolutamente idea di quello che vuoi fare della tua vita (cosa che
dovresti decidere anche a breve) ma non puoi nemmeno pensarci più di
tanto, perché devi studiare per un esame che praticamente non ti
servirà ad un cazzo se non a mettere a dura prova i tuoi nervi, la
tua pazienza e, di conseguenza, la tua già precaria sanità mentale.
E, nel frattempo, tutti ti sembrano
muoversi, andare più veloci di te che, tra una ripetizione di Pavese
e una disperata elucubrizione sulla seconda legge di Boyle, ti chiedi
cosa cazzo hai imparato in cinque anni e se davvero, ti sarà utile
nella vita.
SPOILER ALERT: NO.
Forse tutti ci sentiamo (o ci siamo
sentiti, o ci sentiremo) così.
Ma il fatto è che fa schifo.
Fa schifo perché improvvisamente te ne
accorgi davvero, che la vita va veloce, che tutti i futuri sono
troppo prossimi e qualcuno già rischia di diventare un congiuntivo
desiderativo.
“Sarò...”
“Sto per essere...”
“Ah, se fossi stato....”
Ansia, in una parola.
Rimorsi e rimpianti, in tre.
Perché deve essere così? Perché non
possiamo deciderlo noi lo scorrere del tempo, fermare il suo corso
quando ci va e magari anche tornare indietro, giusto per cambiare
quelle due o tre cosette.
Non chiedo nemmeno l'acceleratore,
guarda, ve lo abbono, che già va veloce così.
Lo so, lo so che non si può.
Lo so che è stupido anche pensarci e
che se ha portato guai al Doc e a Michael J Fox sicuramente ne
porterebbe anche a noi.
Però non nascondo che mi piacerebbe.
Perché il liceo (quello che ho tanto
odiato, quello che ho sperato finisse al più presto) in fondo già
mi manca un po' e forse, quasi quasi, me lo rivivrei volentieri.
Ma non tanto per il liceo in sé,
quanto per quello che ha rappresentato, per quella che ero io,
all'inizio del liceo.
Perché forse la cosa che rimpiangiamo
di più del passato é come eravamo noi; magari sempre incazzati e
problematici, ma inspiegabilmente sempre più leggeri e felici di
quanto siamo ora, in questo sempreschifoso presente.
Perché il presente sembra pesare come
un macigno, con il futuro che pende come una spada di Damocle e tutto
sembra o troppo statico o troppo veloce, a seconda dei casi.
Ma soprattutto perché noi siamo
diversi, o per lo meno io, e non in modo positivo.
E mi manca la me bambina, quella un po'
incosciente, tanto tenera e sognatrice; quella che inventava storie
su qualsiasi cosa e viveva felice nel suo mondo, considerando la
realtà quasi come un'evil timeline della sua vita immaginaria, che
per lei era quella vera, quella che contava.
Mi manca quella bambina che si
riprometteva di non cambiare mai, di rimanere fedele a se stessa
(SPOILER ALERT no.2: non c'è riuscita, non sempre) e, anzi, pensava
ancora di poter cambiare lei il mondo solo con la forza delle parole
o delle piccole azioni.
Che rideva sempre, e non si vergognava
di farlo.
Passiamo una vita sospesi, a camminare
sul filo del presente barcamenandoci tra il futuro da un lato e il
passato dall'altro;
c'è chi si butta a capofitto nel
futuro, senza voltarsi mai indietro, a costo di perdere se stesso;
ci sono quelli che preferiscono
(ri)tuffarsi indietro, tornare nel passato, rimanendo bloccati
perché, come diceva il caro Eugenio, ormai nemmeno quello gli
appartiene più;
e poi ci sono quelli come me, che si
mantengono in precario equilibrio sulla fune sottile del presente e
cercando di continuare a camminare dritto, vivendo giorno per giorno,
come se ci sia solo quello, anche perché non se la sentono nemmeno
di prendere una decisione.
Sono indecisi, su tutto; sul dove
andare, su chi vogliono essere, su cosa vogliono fare.
E allora camminano, anzi barcollano,
barcamenandosi tra passato e futuro, chi erano, chi sono, chi
vorrebbero essere e cosa, invece, probabilmente saranno, guardando
solo quella linea sottile, seguendola attentamente, sperando che
magari, un giorno li porti da qualche parte.
Magari non ad un bivio, possibilmente.
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